"a me interessa creare delle tensioni formali e concettuali, visi che in
apparenza sono soavi, puri, possono nascondere stati d’animo che
esprimono esattamente il contrario.
Il risultato finale è che i personaggi rappresentati sembrano tanti esseri unpo’ alieni, che vogliono far riflettere sui propri codici formali e che solo in
apparenza risultano somigliare ad esseri umani. Il volto diventa una mappa
che se destrutturata può farci comprendere l’origine delle emozioni,
partendo ad esempio dallo studio formale dell’occhio, o dalla relazione
delle guance con la bocca. La tecnica pittorica ha un senso, in un contesto
aperto a una riflessione filosofica , concettuale sull’uomo e il mondo. In
quest’ottica, l’atto stesso del dipingere, del disegnare, può essere inteso
come uno strumento di conoscenza della realtà, filtrato dalla mente e dallo
“stomaco”, forse è il metodo più semplice e diretto e il più soggetto ad
equivoci"
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